Abbiamo avuto il piacere di partecipare presso l’Università degli Studi di Trieste nell’aula magna gremita alla Lectio Magistralis del Prof. Giovanni Vigna, docente dell’Università di Santa Barbara, California, e uno dei massimi esperti e ricercatori a livello mondiale nell’ambito della cybersecurity, presentato dai sui colleghi triestini come una autorità in materia e una vera e propria star del settore. L’evento si è svolto nell’Aula Magna dell’Università di Trieste e ha offerto spunti di grande interesse sul tema “Intelligenza artificiale e cybersecurity: opportunità e rischi”.
Durante la lezione, il Prof. Vigna ha illustrato come l’agentificazione di specifiche intelligenze artificiali stia mostrando risultati promettenti nel supportare DARPA (l’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti) nel campo della cybersecurity. Un ambito di ricerca e sviluppo in cui lui stesso è direttamente coinvolto.

Cosa ci siamo portati a casa da questa Lectio Magistralis?
Vigna ha sottolineato quanto sia cruciale la tecnologia nel difendere le infrastrutture digitali. Vediamo insieme su questo argomento i punti salienti con un pizzico di brio, perché quando si parla di hacker, IA e sicurezza, un po’ di leggerezza aiuta a non farsi salire l’ansia.
Il panorama delle minacce digitali: da nerd solitari a super cattivi globali.
Un tempo, il pericolo informatico era rappresentato dal classico “smanettone” che giocava a fare il pirata digitale dalla cameretta. Oggi, invece, gli attacchi sono sferrati da gruppi criminali ben organizzati e addirittura reparti militari di alcuni Stati. Giovanni Vigna ci ha raccontato di attacchi informatici a ospedali, aeroporti e distributori di carburante, come nel caso dell’attacco ransomware che ha paralizzato uno dei più grandi oleodotti USA negli Stati Uniti [1].
Ecco il punto: il nostro mondo è sempre più interconnesso e, di conseguenza, vulnerabile. Un “semplice” hackeraggio può bloccare e mandare in tilt infrastrutture critiche. Immaginate di svegliarvi e non poter più fare benzina perché un gruppo di criminali digitali ha deciso così. Non proprio il buongiorno che ci si aspetta.
Il ruolo del “portiere”: la sicurezza è sempre sotto attacco.
Vigna ha usato una metafora calcistica per descrivere il lavoro di chi si occupa di sicurezza informatica: è come un portiere, sempre sotto pressione e pronto a prendersi la colpa al primo goal subito. Se tutto va bene, nessuno se ne accorge, eppure l’esperto di sicurezza è l’ultimo baluardo tra noi e il caos digitale.
La realtà è che chi lavora in questo settore combatte ogni giorno con risorse limitate e critiche infinite. La sicurezza informatica è sempre un passo indietro rispetto agli attaccanti, e spesso i difensori vengono lasciati soli a parare tiri impossibili. Serve nervi saldi, un po’ di genialità e molta pazienza.
L’intelligenza artificiale: il super alleato della sicurezza.
Vigna è stato chiaro: per riequilibrare questa battaglia impari, l’intelligenza artificiale è la chiave. Grazie all’automazione e alla capacità di analisi avanzata, l’IA, o meglio Agenti AI specifici possono individuare minacce, analizzare enormi quantità di dati e persino suggerire contromisure.
Un esempio concreto? I sistemi sviluppati dal suo team che partecipano a competizioni di cybersicurezza, in cui computer si sfidano a individuare vulnerabilità prima degli hacker umani. Una sorta di torneo tra robot difensori, un po’ come i Pokémon, ma invece di Pikachu ci sono algoritmi che lottano per la sicurezza digitale.
Dalla caccia alle minacce alla risposta agli attacchi: l’IA in azione.
Ecco alcune applicazioni concrete dell’IA nel mondo della sicurezza informatica:
- Individuazione di vulnerabilità: gli algoritmi analizzano il codice alla ricerca di falle prima che possano essere sfruttate.
- Riconoscimento degli attacchi: grazie al riconoscimento di schemi sospetti nel traffico di rete, l’IA può identificare anomalie e segnalarle tempestivamente.
- Risposta intelligente agli attacchi: l’IA può simulare scenari per capire quale sia la strategia migliore per fermare una minaccia.
- Creazione di “intelligence” sulle minacce: gli analisti possono usare l’IA per estrarre informazioni utili dagli eventi registrati e reagire più velocemente.
Tutto questo permette di colmare il divario tra attaccanti e difensori, dando finalmente ai “portieri digitali” una squadra più forte.

Gli agenti IA: quando le macchine ragionano insieme.
Vigna è entusiasta del potenziale degli agenti basati su modelli linguistici avanzati. Questi sistemi possono collaborare tra loro per individuare vulnerabilità e prendere decisioni in autonomia. Per questo motivo sta lavorando con finanziamenti DARPA proprio a questa tecnologia.
Immaginate un team di detective virtuali: uno scopre una falla nel sistema, l’altro analizza il codice, il terzo suggerisce una soluzione, e il quarto… beh, magari tiene alto l’umore agli altri. Il punto è che queste IA possono dialogare tra loro e affrontare problemi complessi, proprio come farebbe un team di esperti umani.
Ecco questa è la stessa cosa che stiamo facendo con AiLander per il Coding, cioè per la programmazione software.
Il lato oscuro dell’IA: quando il nemico è la tecnologia stessa.
Non è tutto rose e fiori. Se l’IA può essere un’arma difensiva, può anche essere usata per scopi malevoli. Pensiamo alle email truffa scritte con un linguaggio così naturale e credibile che le fa sembrare spaventosamente vere, alle voci sintetiche che imitano persone reali o agli algoritmi che diffondono notizie false.
Vigna fa un esempio curioso: se l’IA riesce a convincere le persone che l’ananas sulla pizza sia una buona idea, immaginate cosa potrebbe fare con argomenti più seri. La capacità di manipolare l’opinione pubblica è il vero pericolo (nota mia: per la politica e per le democrazie che vogliono definirsi tali) e serve una buona dose di scetticismo digitale per non cadere nella trappola.
Per alleggerire un po’ l’argomento durante la Lectio Magistralis mi sono segnato un po’ di numeri che vi propongo a volo d’uccello sopra gli argomenti trattati.
I numeri della sicurezza informatica e dell’IA.
- 30 anni: il tempo che Giovanni Vigna ha passato negli USA.
- 5:00 PM: l’orario esatto in cui è iniziata la conferenza. Perfetto per un té, meno per un hacker che preferisce il buio della notte.
- 50 minuti: il tempo in cui Vigna ha tenuto il pubblico “in ostaggio” senza bisogno di ransomware, fortunatamente.
- 20%: la frazione di tempo che dedica a Broadcom, analizzando le minacce digitali. Per il restante 80%? Forse si difende dagli studenti hacker.
- 20 milioni di dollari: l’investimento della National Science Foundation nel suo istituto di IA per la sicurezza. Quando si dice “mettere soldi al sicuro”.
- 11 università e 21 professori: il consorzio che guida. Un bel team di anti-hacker o hacker contro hacker?
Internet e il peso degli anni.
- 1969: l’anno di nascita di Internet. Praticamente coetaneo di Vigna, anche se Internet ha decisamente più bug.
- 56 anni: l’età dell’attuale infrastruttura digitale. Una signora matura, affascinante ma vulnerabile agli attacchi informatici.
Hacker e minacce digitali.
- 10-15 anni: il periodo in cui gli attacchi informatici sponsorizzati da nazioni sono diventati un problema serio, prima erano meno istituzionali.
- 280.000: è l’astronomico numero di vulnerabilità registrate al momento. Trovarle tutte è più difficile che cercare un ago in un pagliaio… digitale.
Competizioni di hacking.
- 2005: l’anno in cui Vigna ha fondato il gruppo di hacker etici “Shellphish”. Nessun pirata informatico, sembrerebbe, solo gente con tanta voglia di misurarsi nell’ambito della sicurezza.
- 2016: l’anno della “Cyber Grand Challenge”, dove i computer si sono sfidati per individuare vulnerabilità senza intervento umano.
- 3/4 di milione di dollari: il premio in denaro per chi si è qualificato alla Cyber Grand Challenge. Un bel gruzzolo per gli studenti hacker o copertura dei costi?
- 2 milioni di dollari: il premio per il vincitore della competizione. Di nuovo, premio appetitoso o copertura dei costi?
- 20 milioni di dollari: il montepremi totale investito dal Dipartimento della Difesa USA. Saranno sufficienti o troppo pochi?
L’intelligenza artificiale e il futuro.
- 20 KB: la memoria del primo computer di Vigna (il VIC-20). Oggi, una singola icona di un sito web occupa di più. 20 KB sono l’equivalente di memoria di molte AI oggi.
- 20 GB: quando le AI avranno molta più memoria sarà interessante vedere cosa riusciranno a sfornare, ne vedremo delle belle.
- 5.000 dollari: la bolletta per un esperimento di IA un po’ troppo costoso fatto da uno studente di Vigna. Anche gli esperimenti con le intelligenze artificiali possono costare caro.
- 2, 3, 5, 10 anni: il tempo in cui gli Agenti IA diventeranno ancora più avanzati. In futuro, potrebbero persino farci la pizza … o hackerarla, speriamo non con l’ananas.
I numeri della sicurezza informatica non sono solo freddi dati: raccontano l’evoluzione delle minacce, della difesa e dell’intelligenza artificiale. E mentre gli hacker affinano le loro tecniche, gli esperti come Vigna cercano di stare un passo avanti. Perché, alla fine, il numero più importante siamo sempre noi come società collettiva umana, ultimo firewall tra il caos digitale e la sicurezza.
L’educazione come scudo finale: il cervello è la miglior difesa.
C’è un modo ironico per dire che spesso gli errori di sicurezza non derivano dalla tecnologia, ma dall’utente che la utilizza:
“Il problema si trova tra la tastiera e la sedia” “the problem exists between keyboard and chair” (PEBKAC)
Viene abbreviata con PEBKAC perché ogni parola della frase corrisponde a una lettera dell’acronimo:
- P = Problem (Problema)
- E = Exists (Esiste)
- B = Between (Tra)
- K = Keyboard (Tastiera)
- A = And (E)
- C = Chair (Sedia)
Un’altra variante simile è “layer 8 issue”, dove i livelli della rete informatica arrivano fino al livello 7, e il livello 8 rappresenta: l’utente distratto!
Quindi se c’è una lezione chiave da portare a casa, è questa: la sicurezza non è solo questione di tecnologia, ma di consapevolezza. Le persone devono sviluppare un senso critico che le aiuti a distinguere il vero dal falso, a riconoscere i tentativi di manipolazione e a proteggersi dalle minacce digitali.
Il nostro cervello è l’ultimo baluardo contro gli attacchi informatici. Serve sviluppare competenze analitiche e una sana diffidenza verso ciò che leggiamo online. Prima di credere a qualcosa, meglio chiedersi: “Non sarà mica un bot malevolo a volerci convincere?”.
Tecnologia e buon senso, la combinazione vincente.
Giovanni Vigna ci lascia con una riflessione importante: la tecnologia evolve più in fretta della nostra capacità di comprenderla e regolamentarla. Serve investire in sicurezza, educazione e ricerca, perché ignorare il problema non lo farà sparire.
L’intelligenza artificiale può essere un alleato formidabile nella lotta contro le minacce digitali, eppure l’arma più potente rimane la nostra capacità di pensare. Dopotutto, se nemmeno un hacker super sofisticato può convincervi che l’ananas stia bene sulla pizza, allora siete già sulla buona strada.
Al termine della lezione, abbiamo avuto il piacere di confrontarci con il Prof. Giovanni Vigna, che ha espresso apprezzamento e incoraggiamento per la nostra attività di sviluppo di agenti intelligenti per la creazione di software. Un ambito in cui crediamo profondamente e che abbiamo racchiuso nel nostro progetto più ambizioso e promettente: AiLander.
Anche il team di ricerca guidato dal Prof. Vigna si dedica allo sviluppo di agenti per la cybersecurity. Il Professore ha sottolineato come l’evoluzione degli agenti basati sull’intelligenza artificiale rappresenti una prospettiva di grande valore per il futuro.

Nella foto ricordo da sinistra a destra: Prof. Giovanni Vigna, Nicolò Nava, Luca Pilolli.

